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Sunday, July 19, 2015
L'Omicidio di Obama, il Silenzio del mondo. Il Caso di Giovanni Lo Porto
Nel suo libro più famoso "Il Secolo Breve", lo storico Eric Hobsbawm ci offre una visione essenziale del 1900. Non la solita lista di date e nomi, spesso dimenticati dopo poche pagine, ma un punto di vista che permette al lettore di approfondire e comprendere le cause e le conseguenze di un passato ancora voracemente presente nelle geopolitiche mondiali.
Nella sua analisi Hobsbawm ricorda come: " Una ragione rilevante della crescita delle barbarie fu piuttosto l'inedita democratizzazione della guerra...E' cosi che il mondo si abituò all'espulsione di interi popoli dai loro territori e all'uccisione su vasta scala: la Prima guerra Mondiale portò all'uccisione di un numero imprecisato di Armeni, circa 1 milione e mezzo, da parte dei Turchi. E' stato calcolato che nel maggio del 1940 c'erano circa 40 milioni di profughi sdradicati dalla propria terra natale....Uno degli aspetti più tragici è che l'umanità ha imparato a vivere in un mondo in cui lo sterminio, la tortura e l'esilio di massa sono diventati esperienze quotidiane di cui non ci accorgiamo più."
Il 22 gennaio 2012 Giovanni Lo Porto, cooperante italiano per una OGN tedesca, la "Welt HungerHilfe" ("Aiuto alla fame nel mondo") impegnata in Pakistan nella ricostruzione dell'area messa in ginocchio dalle inondazioni del 2011, viene rapito da ignoti miliziani e tenuto in ostaggio fino al Gennaio 2015, quando i Droni americani decidono che era venuto il momento di eliminare Ahmed Farouq, un cittadino americano, definito uno dei leader della cellula di Al Qaeda nel sud dell'Asia. Nella stessa zona montuosa del Pakistan, coperta dalle bombe senza pilota americane si trovavano anche due ostaggi: lo statunitense Warren Weistein e l'italiano Giovanni Lo Porto appunto. Secondo numerose fonti, tra cui il "New York Times", le dinamiche di questa operazione militare non sono del tutto chiare: la probabile uccisione del cooperante italiano è avvenuta a Gennaio del 2015, ma la notiza è stata diffusa soltanto ad Aprile, con un vuoto temporale di 3 mesi. Qualche giorno prima in Aprile il Primo Ministro Renzi aveva avuto un incontro proprio con Obama, niente era trapelato, ma anzi era stata inscenata la solita sequela di convenevoli in cui gli Stati Uniti venivano elogiati per "la straordinaria leadership in politica estera". Dopo pochi giorni la doccia gelata ed il caso Lo Porto, le scuse del Presidente Obama e la morte di due innocenti archiviata come "un errore nella lotta al terrorismo". Nonostante lo stesso Obama avesse annunciato, nel 2013, dopo numerosi civili uccisi accidentalmente, una "politica dei Droni" più accurata e precisa. Un articolo dello scorso Aprile, apparso sul "The Guardian" riporta le dichiarazioni di Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca, circa gli Attacchi che hanno visto l'uccisione di Lo Porto e Weistein : " I nostri obiettivi di Gennaio (Adam Gadahn e Ahmed Farouq) NON erano considerati "obiettivi di Primo Livello", il protocollo nell'uso dei Droni andrebbe nuovamente rivisto."
Anche il "COPASIR" ( Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo dei Servizi Segreti" italiano ha confermato che i resti di Lo Porto sono ancora in Pakistan, e non è ancora stato possibile un suo riconoscimento via DNA. L'Ente ha anche dichiarato di volere comprendere appieno le dinamiche di quanto accaduto al cooperante italiano, ma c'è da notare lo scarso interesse italiano per il tragico fatto: ad ascoltare l'informativa urgente del Ministro degli Esteri Italiano Paolo Gentiloni, lo scorso Aprile, c'erano appena, e vergognosamente direi, 39 Parlamentari ( 16 del Pd, 3 di Pi, 7 rispettivamente di Fi e M5S, gli altri di Ncd e Sel), colpa del Venerdi, la scusa altrettanto vergognosa della politica italiana.
Secondo Al Qaeda, in una sua versione dei fatti, gli USA avrebbero rifiutato ogni trattativa con i rapitori, prolungando la prigionia dei due ostaggi tramutata poi in "incidente fatale".
Obama nelle sue scuse ripropone la solita storiella che per combattere il pericolo terrorista l'eventualità di uccidere erroneamente civili è una ipotesi rara ma possibile, ma dimentica il Presidente Americano una certa Convenzione di Ginevra in cui si enuncia " Allo scopo di evitare vittime tra i civili, le forze combattenti devono sempre fare distinzione tra popolazione e oggetti civili da colpire da una parte, ed obiettivi militari dall’altra. Né la popolazione civile, né singoli cittadini od obiettivi civili devono costituire il bersaglio di attacchi militari." Già un report dell'organizzazione "Reprieve" (Autorevole Organizzazione per i Diritti Umani Britannica) del dicembre 2014 rivelava come per ogni obiettivo ucciso dai droni americani ce ne erano 28 non identificati. Nel solo Yemen e Pakistan per 41 "terroristi" eliminati rimanevano sul campo oltre 1000 civili uccisi.
Per il 2015 siamo già ad oltre 200 secondo il "Bureau of Investigative of Journalism" che viene anche citato in un articolo del NYT, dove si definisce i "droni" come l'arma di guerra telecomandata preferita da Obama, visto che nella sua amministrazione siamo a 330 bombardamenti dichiarati nel solo Pakistan, a differenza del pur famigerato George W. Bush che nel suo mandato vide "appena" 51 attacchi senza pilota.
L'esercito Pachistano sembra sul punto di sconfiggere il pericolo terrorista specie nella zona dove Lo Porto e Weistein sono stati eliminati dai Droni. Il "Washington Post" commenta anche le difficoltà di un'analisi indipendente delle notize che trapelano dal Paese, visto che l'area del Pakistan interessata è vietata ai giornalisti.
L'evento praticamente unico in cui Obama ha ammesso le responsabilità nell'uccisione dei due cooperanti spinge a riflettere su di un altro punto: quella cartella piena zeppa di morti catalogati come "non identificati", decine, centinaia, che non hanno nemmeno il diritto ad un nome o a false ma pur sempre formali scuse Presidenziali. Questo dimostra ancora una volta che tipo di valore hanno le vite umane per la macchina militare americana. Numeri, errori di percorso, macchie minuscole sul foglio dove la parola "vittoria" o "fine"non viene mai scritta completamente.
I governanti italiani e quelli di mezzo mondo continueranno ad incensare gli USA come esempio di economia e libertà democratiche. La legge funzionerà per i piccoli pesci: se uccidi, non importano le attenuanti, hai comunque commesso un crimine, tutto questo non vale per i pesci grossi che hanno potere e denaro per scavalcare le leggi e renderle innocue.
Ritornando alle considerazioni di Hobsbawm siamo i testimoni di un'epoca dove i Governanti sono onnipotenti rispetto alle Convenzioni, alle Leggi Internazionali ed ai diritti umani, possono decidere il destino di ogni singola vita, divenendo delle figure divine, sostituendosi ad un Dio, rimanendo senza colpe per le masse che li venerano e li votano. In un mondo reale e consapevole la gente sarebbe scesa in strada protestando furiosamente per Lo Porto, Weistein e tutti coloro uccisi "per errore" da una guerra senza fine, ma l'aiuola del proprio giardino rimane ancora verde ed ordinata, vince l'egoismo, vince l'ignoranza, vince l'assuefazione del male.....maremmacinghialaaaaaa
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Monday, November 17, 2014
Il più pericoloso Virus del Pianeta Terra
Un articolo apparso su Maremma Cinghiala nel Marzo del 2011 con un titolo provocatorio "Il Virus dell'Uomo (questo il link) iniziava in questo modo " Una specie animale o vegetale se cresce numericamente in maniera preponderante e spropositata mette a repentaglio l'intero sistema circostante in termini di risorse per sfamarsi, di spazio vitale dove muoversi e di rifiuti prodotti. La razza umana non può esimersi da questo postulato. Il mammifero uomo si è moltiplicato in maniera sconsiderata, grazie ai progressi della scienza, grazie a nuovi farmaci che hanno debellato malattie e virus, nel passato cosiderati mortali. Come per qualsiasi altra specie il nostro numero risulta sproporzionato e questo danneggia inesorabilmente le altre specie animali e vegetali in termini di fonti in maniera insostenibile. Se a questo si aggiunge che i nostri modelli di sviluppo sono ancora basati su processi e metodologie altamente inquinanti e depauperanti per il pianeta e che si deve moltiplicare il tutto per i quasi 7 miliardi di individui presenti sul globo terrestre ed i futuri 9 miliardi tra poco meno di 30 anni, le previsioni non sono così floride."
Mi fa sorridere amaramente quando leggo notizie in cui si riporta come in Asia o Africa o altre zone, tigri, orsi o grossi predatori hanno attaccato un villaggio o le periferie di una città. Credo che questi splendidi animali se ne starebbero volentieri nella foresta se ve ne fosse ancora una con le dovute dimensioni per permettere alle su citate creature di cacciare e muoversi indisturbati. E' la Società del Paradosso.
Un pianeta che non può crescere indistintamente popolato da una razza dove le parole "crescita", "sviluppo", "aumento" sono considerate i cardini economici e sociali per il presente ed il futuro.
Questo il link dell'articolo originale in inglese dal titolo: " Overpopulation fuels Climate changes: Breeding ourselves to extinction." che evidenzia la stretta connessione tra sovrapopolazione e cambiamenti climatici
Overpopulation
Fuels Climate Change: Breeding Ourselves To Extinction - See more
at:
http://newsjunkiepost.com/2014/11/14/overpopulation-fuels-climate-change-breeding-ourselves-to-extinction/#sthash.REyP4LbS.dpuf
Overpopulation
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Le Nazioni Unite hanno organizzato innumerevoli incontri sui cambiamenti climatici, spesso con zero risultati eccetto per la montagna di rapporti e promesse non mantenute. I Leader del G20, dopo numerosi ed allarmanti proclami, hanno deciso di risolvere il problema con qualche miliardo di dollari. Così come la negazione dei cambiamenti climatici è sempre più sbagliata, allo stesso modo una discussione sulla sovrappopolazione mondiale, legata ai mutamenti climatici, rimane un taboo. Possiamo garantire che niente verrà raggiunto. Se siamo davvero seri sulla riduzione della nostra "impronta ecologica" nell'ambiente, dobbiamo anche ripensare a questo modello di Capitalismo imperfetto che punta ad una crescita economica infinita, ed iniziare a pensare a ridurre il numero degli esseri umani su questo pianeta.
La Sovrappopolazione va discussa nel contesto del cambiamento climatico. L'ostacolo maggiore è stato il considerare come principali obiettivi di questa riduzione i paesi Asiatici ed Africani, con finalità eugeniche verso bambini di colore. In realtà ci sono troppi bambini di qualsiasi razza, specie nei paesi industrializzati con alti tassi di consumo di risorse.
La popolazione mondiale ad oggi è di circa 7 miliardi e 270 milioni di individui ed il suo tasso di crescita è di un nascituro al secondo, roba da confondere chiunque. Il mezzogiorno di ogni giornata vede già 205 mila nascite contro 84 mila decessi. Banalmente i continenti più popolosi sono Asia ed Africa, mentre se parliamo di Paesi ad altissima densità troviamo Cina, India, USA, Indonesia, Brasile, Pakistan, Nigeria, Bangladesh, Russia e Giappone. D'altro canto gli Stati più industrializzati che hanno il maggior impatto di combustibili fossili, contribuiscono all'onere maggiore per quanto riguarda la relazione sovrappopolazione-cambiamento climatico. Nello specifico troviamo per che per il 2012 Cina, USA e Unione Europea hanno contribuito al rilascio nell'atmosfera del 56% dello totale mondiale del Co2: 29% Cina, 16% gli USA e 11% EU. Seguono India e Russia, al quarto e quinto posto con, rispettivamente, il 6% e il 5%. Il Resto del mondo produce il restante 33% del Co2 quindi la restante Asia, l' Africa, Australia, centro e sud America.
Secondo Paul e Ann Ehrlich ( Biologo americano il primo, moglie ed autrice di numerosi testi sulla popolazione la seconda) che hanno studiato l'aumento di popolazione da decenni, l'impatto negativo della nostra specie sul nostro stesso sistema di vita può essere riassunto nell'equazione I= P x A x T. In questa equazione I è l'impatto della popolazione che è uguale al suo numero P, moltiplicato per il consumo pro capite A ed infine moltiplicato per l'energia richiesta dalle attuali tecnologie T per supportare quel consumo. Da questa analisi gli Stati Uniti risultano il paese maggiormente sovrappopolato del globo. La rapidità di crescita di consumi di Cina ed India e il "desiderio globale" di seguire i modelli Statunitensi potrebbero avere effetti devastanti in appena 25 anni.
La popolazione umana avrebbe dovuto affrontare le prime violente carestie già dagli anni '70, ma è stata salvata dalla scienza moderna. In particolare Norman Borlaug, il padre delle "Rivoluzione Verde" che ha permesso alla produzione mondiale di cibo di essere sostenuta sempre di più dalle fonti fossili invece che dall'energia solare. Il traguardo raggiunto è una dipendenza notevole verso i fertilizzanti industriali che richiedono grossi quantitativi di carburanti per funzionare. A questo va aggiunto un'agricoltura industriale sempre più meccanizzata e affamata di idrocarburi. Il prezzo del cibo, dei fertilizzanti e dei combustibili si è sovrapposto. Oggi, per esempio, possiamo dire che 3.5 litri di petrolio possono produrre mezzo Kg di manzo. Di conseguenza l'idea di un petrolio economico viaggia di pari passo con quella di un cibo altrettanto conveniente. Ma ci sono 3 problemi con questo pensiero moderno: il petrolio è un prodotto finito, secondo il petrolio poco caro ed abbondante posticiperà il collasso della popolazione umana che avrà un numero di abitanti ancora maggiore e terzo tutto questo petrolio finirà nell'atmosfera come anidride carbonica.
Secondo un Rapporto del Novembre 2014 della IEA (International Energy Agency), prevede che le risorse energetiche del pianeta fino al 2040 non dovrebbero andare incontro a nessun tipo di carenza. Secondo queste proiezioni fino al 2040, il mondo consumerà le fonti quali petrolio, gas e carbone con un rapporto di 1:1 con le fonti "verdi", solare, eolico e nucleare. L'espansione del "Fracking" (tecnica che frattura le roccie nel sottosuolo per recuperare giacimenti di carbone, gas ecc) aiuterà a mantenere il costo delle fonti fossili sostenibile ed abbondante. Questi dati più una previsione di un aumento della popolazione mondiale di circa 2 miliardi di individui richiederà un aumento di fabbisogno energetico del 37% entro il 2040. Un crescita vertiginosa che implica un'ulteriore emissione di agenti inquinanti nell'atmosfera con un aumento della temperatura terrestre di 3.6 gradi C. entro il 2100. Questo, secondo la IEA, è uno scenario catastrofico.
Circa 20 anni fa, quando la popolazione era più di 5 miliardi e mezzo di persone, si consumava il 40% della produttività primaria del pianeta. In altre parole il 40% dell'energia solare convertita in materiale organico veniva consumata da una singola specie animale: l'uomo. Stiamo velocemente raggiungendo il "punto critico" per il pianeta della sesta estinzione di massa della sua storia, attribuibile alla stupidità umana. Il pianeta non può in nessun modo sobbarcarsi un ulteriore raddoppio di popolazione. A prescindere se ci sono o meno fonti fossili per sostenere questo raddoppio demografico, i cambiamenti climatici anticiperanno i tempi con inondazioni, uragani, siccità prolungate, carestie dovute alla scomparsa di specie cardine per la nostra stessa ecologia, quali api, pipistrelli, dalla comparsa di sempre maggiori epidemie, nate dall'invasione della specie uomo in territori di altri animali. Questa sistema fuori controllo di sovrappopolazione, iperconsumismo e crescita continua sta tracciando un chiaro sentiero verso un suicidio collettivo.
La procreazione è ancora vista come una benedizione ed un traguardo di vita, sebbene sia una nozione obsoleta di un'era in cui servivano molte braccia per i campi, e l'aspettativa di vita era molto breve. In un mondo sovrappopolato il divenire genitore è un atto di godimento personale, l'ultimo atto di egoismo verso la società e verso i figli stessi, consegnati in un mondo in crisi. Finora l'unico paese che ha provato un controllo delle nascite è stato la Cina. Per 35 anni dal 1979 al 2014. L'impopolare politica cinese di un figlio per coppia ha evitato che la popolazione crescesso più di 400 milioni. Recentemente il trend capitalista del paese per aumentare il proprio mercato di beni da vendere ha permesso di alleggerire questa legge e aumentare il limite a due figli per coppia.
Il controllo delle nascite deve essere un mantra a livello globale e dovrà essere raggiunto senza forzature. Nella maggioranza dei paesi industrializzati la maternità comporta delle riduzioni fiscali ed ulteriori benefici. Dovremmo andare al contrario, tassazione più pesante in proporzione al numero di figli e esenzioni per chi non ne ha. Il concetto che i figli sono un peso per la società e non una benedizione andrebbe discusso con maggior serietà. Per avere un futuro come specie il numero della popolazione deve diminuire ed i consumi conseguentemente. Il Capitalismo va sfidato e deve essere adottato un modello di "decrescita". Se vogliamo davvero risolvere il problema dei cambiamenti climatici dovremo iniziare a considerare quello della sovrappopolazione.
India,
the United States, Indonesia, Brazil, Pakistan, Nigeria, Bangladesh,
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Friday, June 27, 2014
Ineguaglianza, Ingiustizia e Rivolte Globali.
Questa la traduzione di alcuni passaggi interessanti di un articolo di Andrew Gavin Marshall, un giovane giornalista e ricercatore indipendente che vive a Montreal.
Analisi sempre molto precise ed attente sulle dinamiche politico-sociali a livello mondiale.
E' un articolo con numeri sbalorditivi che dimostrano ancora una volta dove sta conducendo questa folle corsa globale verso una crescita devastante e oggettivamente irrealizzabile. Anche la retorica svanisce davanti a questi dati. I "grandi" economisti e "politici" possono confutare ancora per poco questo tipo di informazione. La realtà, le esperienze tangibili della cittadinanza globale, le stesse rivolte sono prove inequivocabili di una rabbia planetaria, di un risveglio sociale forse ancora troppo lento, ma inarrestabile. Buona lettura.
"World of Resistence Report: Inequality, Injustice and the Coming Unrest" (link articolo originale)
" Zbigniew Brzezinsk, ex consigliere della Sicurezza Nazionale USA e personaggio molto influente per le politiche internazionali americane, spiega che cosa intende quanto definisce l'Umanità nel processo di "Risveglio Politico Globale", grazie anche ad un accesso maggiore all'educazione, alla tecnologia ed alla comunicazione tra i popoli del pianeta.
Brzezinsk ha lungamente trattato con le Elite americane, i Gruppi di Pensiero (think tank) Europei ed i giornali, sottolineando come questo "risveglio delle masse" presenterà la sfida chiave per gli Stati Uniti e gli altri Paesi al potere, spiegando che un sempre maggiore numero di persone comprende quello che sta succedendo nel mondo, sono consapevoli delle ingiustizie, delle diseguaglianze, e della mancanza di rispetto e dello sfruttamento.
Ma Brzezinsk non è la sola figura che ha posto in primo piano alle Elite ed Istituzioni questo "risveglio" e le sue caratteristiche. La "disuguaglianza", tema centrale del movimento "Occupy", è divenuto punto centrale di discussioni globali, sia sociali che politiche, e le popolazioni sono conscie sempre di più del problema di chi ha tutto e di chi non ha niente. Se allo stesso tempo l'ineguaglianza è la fonte ed il risultato della concentrazione di potere in mano di pochi, rappresenta oltremodo una minaccia per gli interessi e le strutture di potere stesse. Molti di noi sanno che il Sistema del Capitalismo Globale è controllato da un ristretto gruppo di organizzazioni, gruppi ed individui che se messi insieme gestiscono la stragrande maggioranza delle ricchezze e risorse del nostro pianeta. Banche, multinazionali, dinastie familiari, istituti finanziari come il FMI (Fondo Monetario Internazionale), la Banca Mondiale, tutti strettamente interconnessi ed interdipendenti per quella che si può definire come Oligarchia Mondiale.
Thomas Pogge (Filosofo tedesco e direttore del "Global Justice Program", nonchè Prof. di Affari Internazionali e Filosofia all'Università di Yale. ndr) ha spiegato sul "Georgia Journal of International and Comparative Law", che negli ultimi 20 anni successivi alla fine della "guerra fredda" ci sono stati, nel mondo, circa 360 milioni di povertà/decessi evitabili, un numero maggiore di tutte le guerre del XX secolo messe insieme. Per l'anno 2004, oltre un miliardo di persone sono state "cronicamente malnutrite" e quasi la stessa cifra non ha avuto accesso ad acque potabili e ad un tetto sopra la testa. Circa 1.6 miliardi di persona non ha l'elettricità, mentre 218 milioni di bambini viene sfruttata e costretta a lavorare.
Pogge sottolinea come metà della popolazione mondiale vive con meno di $2.50 dollari al giorno, e che questa fetta di popolazione potrebbe essere recuperata con una spesa di circa $500 miliardi di dollari, che rappresenta i 2/3 della spesa annuale del Pentagono. Pogge afferma che l'1% degli abitanti del pianeta ne controlla il 40% delle ricchezze, mentre il 60% della popolazione appena il 2%. "Siamo arrivati al punto in cui il mondo è ricco a sufficienza per eliminare la povertà." Scrive Pogge. "Stiamo invece dando la priorità ad altri fini." Ancora oggi 18 milioni di persone, la metà bambini sotto i 5 anni muore ancora per indigenza, tutte cause evitabili. Viste attraverso queste lenti, la povertà, e la disuguaglianza sono i maggiori vettori di violenza, morte ed ingiustizia sulla terra.
L'Associazione Oxfam (una delle più autorevoli nella lotta alla povertà) ha notato come, per l'anno 2012, le 100 più ricche personalità nel mondo possedevano una fortuna pari a $240 miliardi, somma 4 volte maggiore di quella richiesta per eliminare la povertà. Negli ultimi 20 anni il famoso 1% dei ricchi ha visto i propri introiti crescere del 60%, promuovendo un sistema di estrema ricchezza, che è, secondo l'esecutivo dell'Oxfam, economicamente inefficiente, politicamente corrosivo, settario a livello sociale, e distruttivo per l'ambiente.
Ma non solo questo. Un ex direttore, economista, per la "McKinsey & Company" ha pubblicato i dati per il 2012 sul "Tax Justice Network" mostrando come i "super ricchi" evadono tasse tra i 21 ed i 32 trillioni di dollari "nascondendoli" nei paradisi fiscali, questo fenomeno è aumentato nelle ultime 3 decadi, giusto per far capire come la diseguaglianza sia molto molto peggiore di quello mostrato dalle statistiche ufficiali.
Nei primi mesi del 2014, un nuovo studio dell'Oxfam, in cui si evidenzia come gli 85 più ricchi individui del pianeta detengono una somma pari a 1.7 trillioni di dollari, mentre lo stesso 1% detiene adesso la metà della ricchezza mondiale, 110 trillioni di dollari, tutto questo rappresenta una minaccia per le politiche mondiali ed i sistemi economici, con il rischio di aumentare inevitabilmente le tensioni sociali, secondo Oxfam.
Che cosa significa tutta questa Diseguaglianza in termini di Instabilità sociale
Il rapporto tra disuguaglianza e instabilità è stato sempre osservato con un occhio di riguardo da oligarchi e sistemi plutocratici. Il pericolo potenziale di rivolte sociali è divenuto più lampante con la crisi finanziaria del 2007/08.
Il direttore dell' OECD (Organization for Economic Cooperation and Development), l'agenzia di rating Moody, il direttore del WTO (World Trade Organization) hanno evidenziato il rischio di esplosioni sociali, rivolte, tensioni tra le classi più povere e scontri sia di carattere inter-religioso che inter-etnico.
Lo stesso Brzezinsk dice :" Potremmo andare incontro a conflitti di classe, e se le persone saranno senza lavoro e davvero frustrate, ci saranno violente rivolte.
Uno dei primi ufficiali dell'Esercito americano, l'Ammiraglio Mike Mullen spiega che la crisi finanziaria ha lo stesso livello di importanza in termini di sicurezza delle operazioni in Iraq ed Afghanistan. Questa situazione potrebbe anche rivelarsi un duro contraccolpo per gli sforzi Americani di promuovere mercati liberi, visto che la crisi è stata scatenata dagli Stati Uniti stessi.
Nel 2009 il Ministero per la Difesa Britannico, grazie all'agenzia speciale MI5, era preparato a rivolte nelle strade inglesi, come risultato della crisi globale.
Un rapporto dell'Ottobre 2013 della "International Federation of Red Cross e Red Crescent Societies", mettono in guardia sulle conseguenza delle politiche di austerità da parte dei Governi Europei, conseguenze che si protrarranno per decenni anche nel caso di un recupero economico in un futuro prossimo. Vediamo una disperazione silenziosa, che muta in depressione, rassegnazione e perdita di speranza, molti delle classi medie sono stati risucchiati nella povertà.
Lo studio continua analizzando gli aumenti costanti dei tassi di disoccupazione degli ultimi 24 mesi, sufficienti a far comprendere come la crisi sia sempre più profonda.
Secondo l'autorevole gruppo "Economic Intelligent Unit" (EIU) numerosi sono i paesi con una alto rischio di sommosse, rivolte e tensioni sociali. Sfiducia nelle Elite Politiche, e nelle istituzioni tradizionali.
Per il 2014 i paesi sotto la categoria ad "Alto Rischio" per rivolte e scontri sono: Argentina, Bahrain, Bangladesh, Bosnia, Egitto, Grecia, Libano, Nigeria, Siria, Uzbekistan, Venezuela, Yemen e Zimbabwe. Nella categoria appena inferiore, quindi sempre molto delicata troviamo: Algeria, Brasile, Cambogia, Cina, Ciprus, Etiopia, Guatemala, Haiti, Honduras, Iran, Giordania, Laos, Mexico, Marocco, Nicaragua, Pakistan, Peru, the Filippine, Portogallo, Sud Africa, Spagna, Tunisia, Turkmenistan, Turchia e Ucraina.
Fino a che le diseguaglianze aumenteranno le instabilità sociali seguiranno di pari passo.
Resistenza e Rivoluzione sono le nuove realtà globali."
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Tuesday, April 1, 2014
Il "nuovo" nuovo Ordine Mondiale
Articolo tradotto dalla redazione di MaremmaCinghiala dal titolo
The New New world Order by Jim Miles (Giornalista canadese indipendente per numerose testate online, tra cui "the Palestine Chronicle").
Le parti in corsivo sono aggiunte dalla Redazione per spiegare, chiarificare alcuni punti.
Il mondo appariva diverso due decadi fa. Il crollo dell'Unione Sovietica sotto Yeltsin, un crollo verso occidente. Quest'ultimo aveva "vinto" la guerra fredda in un 'ottica di giuste spartizioni di pace, promettendo di non estendere la NATO nei paesi dell'est.
L'economia USA, sebbene già seriamente indebitata ed in difficoltà, lavorava con la Cina per una nuova era di prosperità economica, mentre in Russia nascevano nuovi oligarchi e i vecchi business venivano smantellati.
In Israele la prima Intifada era finita, e gli accordi di Pace di Oslo erano in divenire, con L'OLP che venita riconosciuta come rappresentante di un popolo e di un'area, la Cisgiordania, controllata da Palestinesi ed Israeliani.
La pace globale era sul punto di affermarsi.
Un gruppo di uomini si stava chiedendo che tipo di pace sarebbe stata, erano i partecipanti del Progetto Nuovo Secolo Americano (Project for New American Century - PNAC - con esponenti del gruppo Bush, con idee non propriamente di pace, i loro punti chiave sono l'affermazione della potenza americana nel mondo sopratutto a livello militare. E' tutto scritto nero su bianco sia sul sito del PNAC sia su wikipedia ).
Tra loro c'era l'idea di una completa dominazione globale, dove Richard Perle e Paul Wolfowitz (il primo è il fondatore del PNAC, strettamente legato alla destra israeliana, il secondo è stato il presidente della Banca mondiale per due anni, dopo costretto a lasciare l'incarico perchè gonfiava lo stipendio della sua compagna, con doppia cittadinanza, Americana ed Israeliana), sostenevano la forza di colpire per primi in una eventuale guerra atomica. Non c'erano più rivali da combattere per gli Stati Uniti, in terra, mare, aria, spazio, la politica di dominio economico e politico era assicurata. Il gruppo PNAC diceva in aggiunta: "Il processo di trasformazione, anche se porterà un cambiamento rivoluzionario, risulterà molto lungo, se non si dovesse verificare un evento catastrofico e catalizzante, come una nuova Pearl Harbor." (Da li a poco ci saranno gli attacchi alle torri gemelle)
Il gruppo aveva già puntato l'Iraq e sosteneva il suo partner strategico in Medio Oriente, Israele.
E una nuova Pearl Harbor arrivò.
A prescindere dai suoi artefici, il 9/11 creò l'impeto e la propaganda giusti per una nuova generazione di azioni militari in tutto il mondo, sotto la magica etichetta "guerra al terrore". Un'era di sorveglianza e leggi autoritarie che hanno gradualmente indebolito lo stato democratico negli USA e nei suoi paesi alleati.
A livello finanziario si assistette all'inizio di una fase dove la finanza globale era infestata dai debiti per supportare lo sforzo militare sul pianeta.
Israele cavalcava questi momenti, prendendo le sembianze della "vittima" circondata da un mare di terroristi pronti a distruggerla a prescindere dalla sua predominante forza militare, con centinaia di testate nucleari, e la sua forza finanziaria e di controllo, sempre supportata dagli USA e dai suoi alleati. La strada per la pace non era altro che una montagne di chiacchere, mentre le costruzioni nelle terre palestinesi continuavano.
La pace globale non era più così immediata e la "lunga guerra globale" si inseriva nella normalità della propaganda quotidiana, dei Media. La democrazia e la libertà erano esportante tramite barili, pistole e lanciarazzi.
Ma nonostante le previsioni del PNAC, l'asse USA/NATO si è insabbiato in Iraq e Afghanistan, le vittorie in Libia hanno lasciato sul campo promesse non mantenute ed immense distruzioni.
Il collasso economico del 2007/08, il relativo salvataggio con i petrol-dollari, con la messa in circolazioni di miliardi di dollari da parte della Federal Reserve per salvare il salvabile.
Ma il progetto americano di controllo del mondo ha subito un brusco rallentamento: molti i fattori scatenanti, ma due sono i principali. Il ritorno di una resistenza militare di una rinvigorita Russia, che ha risposto al tentativo di limitarla o altresi disintegrarla. In questa resistenza c'è una forte volontà politica di preservare i propri interessi, e di aumentare il suo potere economico con nuovi legami con l'Europa e il nuovo colosso Cinese.
Secondo, molto legato a quanto detto sopra, il cambiamento del peso mondiale dei petrol-dollari, l'ascesa della Cina come nuovo giocatore nello scacchiere mondiale, e l'immensa voragine di debiti sia interni che esteri degli Stati Uniti. Aggiungiamoci la presa di coscienza del potere dei paesi BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica) e la loro ricerca di una valuta alternativa al dollaro per le loro riserve.
Tutto si muove di conseguenza come l'istigazione del colpo di Stato in Ucraina, la Crimea, tutto collegato ai rapporti economici tra Russia, Siria ed Iran.
Mentre il mondo segue queste vicende nell'Europa dell'est, Israele continua la sua pulizia etnica, distruggendo e riorganizzando le sue costruzioni. Le parole di Obama riguardo Democrazia e leggi internazionali sono una doppia ipocrisia, per quello che il suo paese sta facendo militarmente nel mondo e per quello che sta succedendo in Israele, dove l'inetto John Kerry cerca di recuperare una situazione ormai già morta.
Il futuro è speculazione ma Israele potrebbe sorprendersi e sorprendere il mondo trovando nuovi alleati a suo supporto. E' un mini super potenza, ha ampie strutture militari, di sicurezza e di sorveglianza, negoziabili con altri beni e necessità. Gli Usa ed i suoi alleati hanno importanti legami, anche religiosi con Israele, parzialmente attraverso l'estrema destra dei Cristiani fondamentalisti oltre che con gli ebrei locali. Ma con un possibile declino finanziario, valutario e geopolitico degli Stati Uniti, questo piccolo e potente Stato potrebbe cercare altrove nuove "amicizie".
Forse la Russia stessa, o magari la Cina, o qualche paese arabo che sta già facendo affari con la Cina e non avrebbe problemi a chiudere un occhio per Israele, per la sua stessa sopravvivenza.
Per i Palestinesi l'unica via di uscita è nel BDS (un gruppo nato nel 2005 per la delegittimazione ed il boicotaggio di Israele, supportato da 171 organizzazioni non governative palestinesi. Scopo dichiarato è la fine dell'occupazione israeliana, riconoscere i diritti dei palestinesi ed il ritorno in patria dei rifugiati. Diversi paesi tra cui Norvegia, Olanda, Nuova Zelanda, Irlanda, Sudafrica, Inghilterra, hanno iniziato a boicottare compagnie israeliane accusate di essere coinvolte in qualche modo con l'occupazione del suolo palestinese)
Per ora il BDS sempre l'unica vera arma dei palestinesi per raggiungere la tanto agognata libertà. Jim Miles
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Monday, May 27, 2013
Alienanti normalità nel pianeta degli Strip-Tease
E' una "Lucida Follia" (A Clear Madness), quella che sta ferendo a morte la nostra società, o quello che ne rimane.
Lucida perchè è attuata da organizzazioni "amiche" ma con mille maschere e stratagemmi.
Lucida perchè sta contagiando mezzo mondo, sostenuta da esseri decisi, spietati ed inumani. Il senso della vita è stato "dirottato" a mero calcolo. Si vuole quantificare tutto, tutto ha un costo ed un prezzo.
Lucida perchè è fatta alla luce del sole, ma le tenebre dell'ignoranza oscurano gli occhi.
Follia perchè si rende commestibile questo liquame maleodorante. Guerra, torture, ruberie, ingiustizie, devastazioni ambientali, tutto scorre e passa nel delirio mediatico. La guerra diviene intervento umanitario, le torture interrogatori, le ruberie sacrifici per il paese, le ingiustizie banali errori del progresso, le devastazioni ambientali, negligenze da coprire con una montagna di soldi.
Follia che la razza umana accetti tutto questo come il normale corso della storia.
Follia di essere sull'orlo del precipizio con l'ennesimo Gin-tonic in mano e la vista pericolosamente offuscata...
Se vi è piaciuto il nostro breve commento gusterete in egual misura questo articolo tradotto di Pepe Escobar (Un giornalista brasiliano specializzato in inchieste e analisi pubblicate sia per Michael Moore che sul sito Huffington Post, nonchè corrispondente estero per Asia News) dal titolo
" A post History Strip-Tease" .
Meditate gente meditate.........
Il capitalismo da casinò sta distruggendo, brutalmente, le ultime vestigia dello Stato sociale e il consenso per una realtà più ugualitaria nell'ovest industrializzato. E' stato stabilita una "Nuova Accettata Normalità": è intrusione nelle vite private, dominio dei dibattiti politici, istituzionalizzando il "Marketing delle Vita", è l'atto finale di feroci multinazionali che sfruttano le risorse naturali, le terre e la manodopera locale.
Integrazione, socializzazione e multiculturalismo sono stati rimpiazzati da disintegrazione, segregazione e una de-socializzazione diffusa. E' un mondo di Hobbes, una latente guerra civile globale, una guerra contro tutti e tutto, l'economia di chi possiede contro l'economia di chi non ha nulla, Waabiti contro Shiiti, gli illuminati contro ogni forma di fondamentalismo, la militarizzazione dell'Africa da parte del Pentagono contro il mercato Cinese.
La disintegrazione e la balcanizzazione dell'Iraq, detonato dal Pentagono 10 anni fa con la tecnica "Shock and Awe" "Colpisci e Terrorizza" come preludio per i tempi attuali ed a questo "Nuovo valoroso Disordine". La nuova visione mondiale Neo-Con, dal 2001 al 2008, è progredita nella sua ideologia del " Eliminiamo lo Stato da ogni dove", ancora una volta l'Iraq insegna. Ma da bombardare un paese rimandadolo all'età della pietra, si è passati ad un progetto più organizzato e incentrato sulla "guerra civile" come in Libia o in Siria.
Abbiamo influenti analisti da salotto, pagati, spesso, da Fondazioni piene di soldi, che pontificano su "caos e anarchia", rendendoli eccitati, riflettendosi in questa economia libidinosa, dai realiti in TV fino ad ogni sorta di "gioco psicotico", dentro una stanza, dentro un ottagono, dentro un isola o virtualmente dentro una scatola digitale.
Quindi benvenuti in questa Geopolitica del XXI secolo: un età di guerre continue, virtuali o no, di radicalizzazioni taglienti e da mucchi di catastrofi.
Nella seconda parte del XX secolo il Capitalismo ha sposato la Democrazia liberale occidentale fino a che morte non li separi. La Cina si è unita alla festa con un nuovo giocattolo: Partito Unico Neoliberalista.
Un individualistico, autoindulgente, passivo consumatore facile da controllare, e affogato in una sorta di pacco Democratico che favorisce gli affiliati e giocatori molto ricchi. Come può cosiderarsi tutto questo un ideale democratico?
La seconda parte del XX secolo ha visto la comparsa dei campi di concentramento. Ma la Storia attuale è molto creativa. Abbiamo campi di concentramento dedicati ai musulmani, come Guantanamo, abbiamo un simulacro di campo di concentramento come in Palestina, chiuso da un muro e con una sorveglianza 24/7, dove la legge la decide chi comanda.Abbiamo visto cosa è successo qualche giorno fa a Boston: temporanea legge marziale, no libertà di movimento, nessuna connesione telefonica e il rischio di andare a comprare un cartone di latte e venire ammazzato da qualche poliziotto a caccia di terroristi. L'intera città divenuta una super tecnologico campo di concentramento [..]
La "Guerra al Terrore", normalizzata seduttivamente da Obama, era e rimane un evento eccezionale e di emergenza, anche se i trucchi vanno e vengono: Il "Patrioct Act", torture, amici di lunga data (Libia, Siria, Egitto solo per citare gli ultimi casi) divenuti improvvisamente nemici da abbattere.
In questi casi qualsiasi cosa accade nella vita sociale: sospensioni, scomparse, balcanizzazioni, implosioni, stati di emergenza, dove la cittadinanza dell'individuo evapora. Le Elite dominanti, politiche, economiche e finanaziarie non hanno alcun interesse nella perdita di diritti, loro vogliono un consumatore passivo.
La Distopia (società indesiderata sotto tutti i punti di vista) del "Nuovo Disordine Mondiale" è divenuta la consuetudine. Abbiamo familiarizzato con il "terrorismo di Stato" che permette alla CIA di lanciare "guerre secrete" con i Droni in Yemen, Somalia, Pakistan. Ma siamo anche familiari con il terrorismo non di Stato, perfettamente applicato con un sorta di nebbia chiamata in occidente Al-Qaeda, con le sue miriadi di franchaising e copyright.
E' sempre illuminate osservare come il Pentagono interpreta il mondo. Nel caso dell'Africa, c'è un nuovo giocatore al tavolo: c'è da contrastare il commercio cinese che da una decina di anni ha invaso il continente. Il Pentagono ha dispiegato l'AFRICOM ( vedi anche articolo qui su MaremmaCinghiala dove si parla di questa organizzazione militare) come contromossa, per sottomettere Nazioni troppo indipendenti quali la Libia, o scatenare altri scontri, come i muscoli francesi mostrati in Mali.
Il flusso storico è degradato come finzione. Vediamo la Storia ripetersi non come una tragedia o una farsa, ma come una doppia farsa. Un esempio può essere i jihadisti in Siria, armati proprio come i talebani nella guerra Afghana, anti sovietica, del 1980. Vediamo la Storia clonarsi, come nel caso del Neo Liberalismo cinese che sta mordendo l'occidente in termini di velocità e industrializzazione, ma con gli stessi errori di una mentalità malata che non rispetta l'ambiente. Si brucia le leggi internazionali, dal bypassare l'ONU nel 2003 per lanciare la guerra in Iraq, fino a servirsene con la Risoluzione ONU per l'attacco alla Libia nel 2011, così come Inghilterra e Francia in Siria. Abbiamo un Nuovo Medioevo, che si adatta alle Nuove Tecnocrazie, come in Arabia Saudita e Qatar, perchè sono alleati occidentali, burattini, che possono lasciare, impuniti, il loro paese in un oscuro medioevo. Abbiamo la Politica della Paura, la paura dell' altro, del diverso, spesso musulmano.
Non esiste un partito politico con dei validi programmi per il futuro, ma solo gruppi di persone impegnate a vincere le prossime elezioni [...]
La guerra e la tecnologia sono come gemelli siamesi,virtualmente tutte le tecnologie si incanalano poi nelle tecnologie militari, il miglior esempio è rappresentato da internet.
Una delle migliori analisi sull'era della "Guerra Neoliberista" si trovano nel libro di Alain Joxe, "Les Guerres de l'Empire Global". Joxe considera tutto connesso: la crisi Europea, l'occupazione, la guerra, le restrizioni della libertà, le elite corrotte, tutto nella direzione dell' Impero Neoliberista mondiale. Lo scopo ultimo della finanziarizzazione è un illimitato accumulo di denaro e potere, dove i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri senza niente (o meglio sotto l'austerità).
Una accelerrazione su nuove economie, nuovi tipi di guerre, che ha polverizzato il divario con la politica, creando un sistema senza controllo alcuno.
Oltre a questo Neo Liberismo e/o Democrazia Sociale, la realtà ci ha mostrato che esiste una guerra civile globale intestina.
Se mischiamo il ruolo da regista di Washington in Asia, l'ossesione del regime in Iran, i timori dell'elite occidentali per la concorrenza cinese, la vera Primavera Araba, che non è ancora partita, se ci sono nuove generazioni che vogliono partecipare alla vita politica ma senza le restrizioni fondamentaliste. Il risentimento anti-Islam, è percepito come una nuova Crociata contro questi popoli. I nuovi movimenti neo fascisti in Europa, l'impoverimento della classe media, se mischiamo tutto questo diventa difficile pensare ad amore e fratellanza.
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Monday, March 25, 2013
Collapse? Depends on you
Dal 1992 fino ai giorni nostri i Governi mondiali si sono ritrovati nelle più svariate parti del mondo per discutere quali contromisure adottare contro i cambiamenti climatici. Rio de Janeiro, Berlino, Ginevra, Kyoto, L'Aia, Bonn, Milano, Montreal, Nairobi, Bali, Poznan, Copenaghen. Incontri, discussioni, proposte, accordi sempre instabili, senza un'approvazione completa e duratura da parte di tutti. Gli interessi economici hanno continuato a prevalere su quelli ambientali e sulla salute del genere umano. La competizione tra i paesi emergenti e le potenze mondiali sembra un ostacolo insormontabile. Una rincorsa continua tra Cina, USA, India, Brasile e vecchia Europa, una corsa bendata verso un futuro sempre più incerto e rischioso. Il progresso è ancora inteso come il prevalere su altri popoli, altre razze, altri Stati, schiacciati da un sistema industriale, da un sistema di sviluppo che ogni giorno appare sempre meno controllabile, nel quale anche i Capi di Stato sono delle misere comparse. Solo una parte più istruita dell'opinione pubblica ha davvero compreso quali sono i rischi futuri, per noi e per le prossime generazioni. Ancora troppo spesso i Governi pongono in secondo piano i temi ambientali e le relative contromisure da adottare. Le priorità sono la diminuzione delle tasse, il prodotto interno lordo, il rilancio dell'industria, del commercio, le banche con i suoi debiti, le infrastrutture con milioni di tonnellate di cemento, l'eta per la pensione, i tagli all'educazione. Temi quali la riduzione delle auto, l'incremento delle foreste, il sostegno all'agricoltura, seri investimenti per le biciclette, la cura dei nostri mari, l'estensione dei parchi naturali, la sostenibilità della pesca, della caccia, la riqualificazione di edifici in disuso, la sensibilizzazione dei giovani sull'ambiente, l'erosione dei suoli, il controllo delle nascite, forme alternative di energie davvero pulite, sono tutti argomenti spesso relegati a qualche Ministero, a qualche chiacchera senza voce, a qualche politico "verde" che usa la bicicletta e pianta un albero davanti ad alcuni giornalisti. La terra ha un bel febbrone, ma le cure non sembrano urgenti, la razza umana si scopre ogni giorno più avvelenata, egoista e cieca, nonostante le nuove tecnologie, ed i nuovi studi e le nuove ricchezze che finiscono, purtroppo, sempre nelle tasche sbagliate.
Recenti studi hanno dimostrato che i livelli di anidride carbonica sono sensibilmente aumentati negli ultimi anni. Qualche giorno fa la rivista "Science" ha pubblicato dati non proprio incoraggianti e diversi giornali ne hanno parlato, ovviamente mai in prima pagina. I livelli possono fluttuare nel corso dei secoli in maniera del tutto naturale, il problema è che i dati attuali mostrano incrementi costanti e repentini, specie negli ultimi 30 anni.
Ho recentemente letto il libro di Jared Diamond intitolato "Collapse" : un'analisi storico/antropologica sulle civiltà passate e sul perchè alcune hanno resistito e sono arrivate fino ai giorni nostri ed altre sono scomparse nel corso dei millenni. Un cavalcata entusiasmante, supportata da studi e dati scientifici su come alcuni popoli hanno dominato e conquistato immesi territori senza fare i conti con una natura che hai suoi cicli biologici, le sue debolezze ed i suoi limiti.
Grandi civiltà come i Maya, i Vikinghi in Nord America, gli Anasazi tra la California ed il Colorado, o piccole realtà come l'Isola di Pasqua, distanti e diversi ma con analogie comuni: l'aver sfruttato in maniera eccezionale il proprio territorio in termini di pesca, disboscamento, estrazione di minerali, caccia. Popoli che hanno depredato dove c'era da depredare per poi ritrovarsi con desertificazioni, siccità, carestie, epidemie, sovrapopolazione, guerre ed infine estinzione. Popoli senza memoria, senza misurazioni scientifiche del clima, senza la consapevolezza che le loro azioni presenti erano violente picconate per il loro fragile futuro.
Nel libro si trovano alcune cause comuni per tutti i popoli studiati da Diamond.
- La deforestazione che conduce ad un impoverimento del suolo favorendone erosione e salinizzazione, l'esempio più eclatante è quello Australiano, uno dei territori meno fertili al mondo proprio a causa degli alti tassi di sali nel suolo. Ma anche la scomparsa dell'Isola di Pasqua è legata ad un disboscamento feroce che ha, di fatto, constituito il suicidio di quel popolo. E cosa dire di un'isola che di fatto ha due realtà completamente diverse? Haiti, uno dei più poveri paesi al mondo, dove troviamo foreste solo nel 1% del suo territorio, nonostante che per decenni, fino ai primi anni del 1800, era la parte più ricca dell'isola, ma il dominio francese fatto di agricolture intensive, importazioni di schiavi, continui colpi di Stato, senza nessun accorgimento per la realtà circostante hanno fatto il resto. Mentre Santo Domingo conserva ancora il 28% delle proprio foreste, un tasso di popolazione minore, quindi più sostenibile e politiche più orientate a conservare il territorio, sempre ovviamente in un clima di corruzione, assenza di diritti e via dicendo.
- Lo sfruttamento sproporzionato delle risorse naturali, l'impoverimento dei mari per l'alte richieste di prodotti ittici da parte di popolazioni sempre più affamate e a caccia di mode del momento, come il Giappone. Stesso discorso per la caccia sproporzionata e la riduzione di habitat per le specie sulla terra ferma.
- Una crescita demografica insostenibile, che comporta alte densità di popolazioni concentrate in spazi limitati, relativa riduzione di generi di prima necessità, conseguenti tensioni, conflitti, guerre per quel lago o quella territorio ricco di minerali.
Nel Libro "Collapse" si sottolinea un altro aspetto chiave: i paesi sviluppati hanno esportato nei paesi in via di sviluppo un modello di progresso, un ideale di ricchezza, altamente inquinante, che viene considerato l'esempio massimo da raggiungere. Stili di vita occidentali per milioni di cinesi, indiani, brasiliani, e africani. Cementificare, estrarre, edificare, speculare, aumentare, anche in termini di rifiuti.
La Cina ha ritmi di crescita che vanno di pari passo con i ritmi di inquinamento, qualche numero: In 50 anni la sua popolazione urbana è triplicata, quintuplicate il numero delle città. E' il primo produttore e consumatore di fertilizzanti, il secondo al mondo per pesticidi, il terzo al mondo per consumo di petrolio. La sua produzione di carta richiede il doppio di acqua che nei paesi occidentali. Tutto collegato con impoverimento dei suoli, maggior uso di pesticidi, avvelenamento delle falde, distruzione di biodiversità. Il 75% dei laghi cinesi sono inquinati. Il Fiume Giallo è passato da 10 giorni senza un regime di acqua corrente nel 1988, a 230 giorni nel 1997!! Il 15% della Cina del nord è colpita dalla desertificazione. 300.000 morti per anno e $54 miliardi sono attribuiti ai danni dell'inquinamento.
Di tutto questo spesso non si parla, queste Nazioni sono viste come un esempio di globalizzazione positiva, di progresso e benessere per i popoli e la gente non si domanda, non legge, non si informa, non prova ad andare oltre questa montagna di finzioni. Questo è il progresso?!?! Per chi?!?! Per arrivare dove?!!?
Nel libro ci sono anche esempi di realtà che hanno preso coscienza in tempo delle loro azioni ed hanno preso ottime contromisure: il rimboschimento del Giappone, della Germania, della Francia, le scelte sostenibili dell'isola di Tikopia, nelle Isole Salomone, un piccolo atollo abitato fin dai tempi preistorici, con natalità controllata ed un agricoltura ragionata e autosufficiente. Questi esempi positivi ci insegnano che un cambiamento è possibile, ma ci voglione scelte coraggiose, spesso controcorrente e ancora di più scelte impopolari. Servono donne e uomini tenaci, convinti e proiettati nel futuro, perchè se pianti 1000 alberi oggi avrai dei risultati e delle risposte non domani, ma tra un paio di generazioni. Non si deve lavorare per un presente prossimo, ma per un domani che, forse, noi non vedremo, ma vedranno i nostri figli ed i figli dei nostri figli con benefici e immense soddisfazioni. Se la razza umana non entrerà in questo sistema di pensiero, anche la nostra civiltà sarà destinata alla fine come le popolazioni presentate nel libro "Collapse".
Il punto di non ritorno per il nostro pianeta non verrà annunciato su qualche TV a reti unificate, non esiste una data precisa da segnare sul calendario, ma tanti piccoli sintomi che sono davanti ai nostri occhi ogni giorno, eppure sono pochi quelli che ne hanno veramente coscienza e fanno qualcosa di deciso per evitare il crollo verticale della nostra civiltà.
Abbiamo ricerche scientifiche, foto satellitari, un rete di informazioni che annulla le distanze e ci informa su tutto in tempo reale, strumenti che le antiche popolazioni non possedevano, eppure siamo ancora lontani dall'aver trovato delle soluzioni condivise da tutti i Paesi. Discussioni, incontri, proclami, strette di mano, promesse, trattati da non rispettare ed un domani per posticipare, per rimandare soluzioni efficaci, ma quanti domani rimangono ancora?! Maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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Friday, September 9, 2011
9/11 Il Truman Show ha inizio
11 settembre 2001-11 settembre 2011, dieci anni che hanno visto la storia impatanarsi nelle disastrose guerre in medio oriente, con migliaia di vite umane sacrificate, denaro pubblico di milioni di cittadini reso materiale bellico per distruggere popoli e paesi. Non c'è limite al cinismo del business che in questi giorni ci propone il 9/11 in tutte le salse e per tutti i gusti: si va dalle voci registrate dei passeggeri pochi minuti prima di morire, a nuovi video sugli schianti, a nuovi documentari per irrorare con il sentimentalismo da telenovela le case di teledipendenti con un paio di neuroni ancora attivi. Si vendono gadget colorati, cappellini, bandierine, si monetizza il dolore di un disastro dai contorni ancora incerti ed oscuri. Uomini politici di tutti gli schieramenti e colori fanno a gara per confezionare il ricordo più commuovente possibile, toccando livelli di indecenza e disgusto gratuito senza precedenti. In questo postribolo di luoghi comuni e gadget da uovo di Pasqua pochi si chiedono chi sono stati i reali mandanti di quegli attacchi, se il mondo, dopo dieci anni di bombe, morti innocenti e contratti a 9 zeri, è un posto migliore in cui vivere, come ci avevano promesso. Considerando il medio oriente sempre più in ebollizione, le guerre senza fine in Afghanistan, Iraq, Libia, Israele e Palestina e la continua caccia alle streghe di "presunti" terroristi, il cambiamento,dopo dieci lunghi anni c'è stato, ma sicuramente non in positivo.
Riportiamo qualche passaggio del libro di Michel Chossudovsky, direttore del "Centro di Ricerca sulla Globalizzazione" e autore di numerosi testi sia economici sia geopolitici, intitolato "America's war on Terrorism".
" Con l'attivo incoraggiamento della CIA e dell'ISI pakistano (servizi segreti pakistani), che volevano trasformare la jihad afghana in un jihad global, sostenuta da tutti gli stati islamici contro l'Unione Sovietica. Circa 35 mila fondamentalisti da 40 paesi islamici si unirono nella battaglia afghana tra il 1982 ed il 1992. Il ruolo della CIA come finanziatrice dei mujahideen è confermato da una intervista del 1998 con Zbigniew Brzezinsky, che in quegli anni era il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente USA Jimmy Carter: Dal 3 luglio del 1979 il presidente Carter firmò la prima direttiva per aiuti segreti agli oppositori dei pro-russi a Kabul. La mia opinione, che espressi al presidente, era che questa mossa avrebbe scatenato un intervento sovietico nel paese. Avremmo potuto dare ai russi il loro Vietnam. Ed infatti dopo quasi dieci anni, il conflitto contribuì al collasso dell'impero sovietico. Qui il giornalista chiede a Brzezinsky se non ha rimpianti per aver supportato i fondamentalisti islamici, foraggiando, in questo modo i futuri terroristi con armi e consigli? L'ex consigliere di Carter risposnde cosi: Che cosa è più importante nella storia mondiale? I Talebani o il crollo dell'URSS? Un'accozaglia di musulmani o la liberazione dell'Europa centrale e la fine della guerra fredda?
Durante l'era Reagan, con la direttiva 166, si aumentavano gli aiuti in armi ai mujahideen, per la caduta finale dei sovietici, con 65000 tonnellate di armi, nel solo 1987. E con continui viaggi della CIA e degli specialisti del pentagono verso il quartier generale dei servizi segreti pakistani (ISI), per meglio pianificare le operazioni a favore dei ribelli.
Secondo un report dell'agenzia di informazioni Reuters, trattative tra Osama Bin Laden e la CIA iniziarono due mesi prima dell'11 settembre, all' American Hospital in Dubai, dove Bin Laden era ricoverato per un trattamento di dialisi. Anche il quotidiano francese "Le Figaro" ha confermato questo incontro, un un articolo pubblicato nell'ottobre 2001. In una intervista, l'ex agente della CIA Milt Bearden dice : "Se non avevano Bin Laden avrebbero dovuto inventarne uno".
Secondo documenti dell'International Media Corporation, con base a Londra, i servizi segreti pakistani furono usati dalla CIA per inviare armi e mercenari mujahideen nel gruppo islamico in Bosnia, nella guerra civile yugoslava. Tutto questo è addirittura documentato da un documento del congresso americano da parte repubblicana, pubblicato nel 1997, in cui si accusa l'amministrazione Clinton, di aver trasformato la Bosnia in una base di militanti islamici (pag 41 del libro ndr).
Il 9 settembre del 2001 il leader dell'alleanza del nord, comandante Ahmad Shah Masood (un ex combattente che lottava contro il regime dei talebani), fu assassinato. L'alleanza informò Bush che presumibilmente dietro al crimine c'era la mano dell'ISI (servizi segreti pakistani), che già nel 1975 aveva tentato di ucciderlo (fonte wikipedia). Ma l'amministrazione Bush ha continuato a finanziare e cooperare con l'ISI.
La guerra Americana consiste nell'estendere il sistema del mercato globale aprendo nuove frontiere economiche per le società di affari USA. La famiglia Bush controlla compagnie petrolifere fin dal 1950, l'ex vice Cheney è stato a lungo amministratore delgato della Haliburton, una della più grandi compagnie di servizi petroliferi, Condoliza Rice era nel Consiglio di Amministrazione della Chevron.
Per comunicare l'illusione della democrazia i globalizzatori devono fabbricare dei dissidenti. In altre parole devono finanziare i loro oppositori (ma la Libia non vi dice niente?!?! ndr). Tutto questo in ordine per sembrare legittimi.
L'FBI ha confermato, il tardo settembre 2001, che Mohammed Atta è stato finanziato da sconosciute fonti in Pakistan. Ma appena due settimane dopo sia l'Agenzia di notizie francese (AFP) ed il Times of India, riportando una fonte di Washington, hanno confermato che il finanziatore di Atta sia un certo Ahmad Umar Sheik, su richiesta del generale Mahmoud , capo dell'ISI, lo stesso che ha visitato Washington, casualità, pochi giorni dopo il 9/11! (tutto riportato qui)
La propaganda non solo deve coprire la verità ma uccidere le prove di come questo "nemico esterno", chiama Osama Bin Laden è stato creato e trasformato nel nemico pubblico numero uno. Al Qaeda è una risorsa per l'intelligence USA.
Simulazioni di un aereo che si schianta sul Pentagono sono state condotto un anno prima del 9/11 e sono documentati da fonti giornalistiche.
Tutti questi poteri dietro al sistema sono quelli delle istituzioni finanaziarie, delle banche globali, degli apparati industriali-militari, dei giganti dell'energia e del petrolio, delle industrie farmaceutiche e dei mezzi di comunicazione di massa che fabbricano notizie per distorcere il corso degli eventi globali.
America's World on Terrorism
Lo stesso avviene in Libia, dove Gheddafi, è divenuto personaggio scomodo, dopo decenni di ottimi rapporti con i leader mondiali. Adesso è il pretesto perfetto per ripartire quella fetta di Africa tra i vari stati mondiali, sempre più affamati di gas e petrolio.
Le commemorazioni, le frasi di rito, questa stucchevole parata di servi dei potenti che recitano a memoria il copione dell'11 settembre è davvero nauseante.
Ieri Bin Laden, oggi Gheddafi, domani nuovi pericolosi terroristi, ex amici, in questo interminabile Truman Show dove la verità è una delirante malattia......maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaaaa wake up fuckers!!
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Saturday, June 11, 2011
Come cancellare un popolo.
Il valore di una vita umana, la sacralità di una esistenza cancellata da qualche abuso politico e militare, non ha assolutamente alcun tipo di rilevanza per quegli Stati che si definiscono portatori di giustizia e democrazia, e che incoraggiano l'esatto contrario. Gli interessi economici, gli assetti geopolitici, la corsa inarrestabile alle ultime risorse del pianeta, sono queste le reali priorità di chi ci comanda e si proclama paladino del bene. Chi combatte per esportare la pace, per abbattere, come ad un Luna Park, pericolosi terroristi, per poi crearne sempre di nuovi, è solo un abile prestigiatore che riesce ogni qualvolta ad ingannare i suoi spettatori.
Ognuno fa parte di una grande scacchiera planetaria dove le mosse sono già prestabilite, indotte da piani ed azioni che non possono e non devono essere modificati in nessuno modo. Non esistono "attacchi incondizionati e barbarici "ma "risposte a continue provocazioni intollerabili", non esistono "proiettili ad altezza d'uomo" ma "spari mirati per disperdere la folla", non si parla di " alleanza infernale ed oscena" ma di "amicizia solidale ed indistruttibile", non si considera una "occupazione assassina e intollerabile" ma di "diritto sancito da Dio". Il Naksa Day, Sabra e Chatila, i bombardamenti di Libano con armi non convenzionali, le centinaia di bambini palestinesi uccisi da proiettili israeliani, solo per aver osato scagliare qualche pietra, la repressione di un popolo, le raffiche di mitra su navi cariche di aiuti, la violazione di qualsivoglia accordo internazionale sui diritti dell'uomo, i soprusi quotidiani, unite tutti i tasselli di questo mosaico ed avrete il più grande scandalo sociale degli ultimi 60 anni di storia, sotto gli occhi di tutti ma sulla bocca di pochi. Il tutto con l'approvazione chiara e limpida di Washington, tra strette di mano e promesse di aiuti reciproci, il caos deve continuare per permettere a qualcuno di blaterare di ordine e progresso.....
Articolo tratto dal sito "World News" , tradotto dal nostro staff ed intitolato " Terrific Bombing and Massacre and the politics of the Chaos" di Dallas Darling
Il recente massacro di 23 dimostranti palestinesi (il 5 giugno scorso, ndr) da parte di forze di sicurezza israeliane (IDF), con oltre 300 feriti, ricorda un altro attacco preventivo di Israele. Quest'ultimo è accaduto 30 anni fa, quando il 7 giugno del 1981, un caccia F 16 israeliano, ovviamente fornito dagli Stati Uniti, a condizione che fosse utilizzato solo a scopo difensivo, invase lo spazio aereo iraqueno, bombardando la centrale per l'arricchimento di uranio di Osirak. Sebbene la centrale nucleare non sarebbe stata operativa fino al 1985, senza nessuna prova di produzione di testate nucleari, Israele attaccò, infrangendo diverse leggi internazionali.
Israele si prese un grosso azzardo, rischiando di scatenare un'altra guerra Arabo-Israeliana, nella quale lo stesso paese minacciò di usare il suo arsenale nucleare. L'ONU, l'Unione Sovietica e la Lega Araba condannarono l'attacco, mentre Ronald Reagan, informato sull'attacco missilistico esclamò: "Che straordinario bombardamento!".
In seguito, poco dopo, sempre un attacco firmato Israele-USA distrusse il Libano e Beirut ovest, nel massacro di Sabra e Shatila. Lo scopo di Israele era quello di disperdere i palestinesi e avvelenare le proprie relazioni con la popolazione locale. Decine di migliaia morirono e il sistema di difesa israeliano (IDF) divise il paese con una milizia fascista cristiana come le forze falangiste e di Haddà. Un massiccio flusso di armamenti Made in USA sostennero l'attacco illegale, incluse le famigerate "cluster bomb" che ridussero l'intero campo dei rifugiati palestinesi ad un ammasso di macerie. Le immagini erano orribili, mostravano i sopravvisuti palestinesi cercare tra le macerie, solo per trovare corpi decapitati. Un comunicato dell'IDF sostenne che "tutti" i palestinesi erano dei terroristi. Mentre le Nazioni Unite condannavano l'attacco con la risoluzione 147-2, per il massacro libanese, i due soli paesi in disaccordo furono gli USA ed Israele. Proprio gli Stati Uniti avevano appena perso l'Iran a scapito di una rivoluzione islamica, e stavano incoraggiando il presidente iraqueno Saddam Hussein, con milioni di dollari in aiuti, per invadere l'Iran come punizione per l'affronto. Gli USA erano a conoscenza delle armi chimiche che Saddam utilizzava per sterminare innocenti civili iraniani.
E' una sorpresa, dunque, che l'IDF (Imperial Defense Force) abbia attaccato preventivamente i palestinesi di nuovo. Così quando centinaia di protestanti si sono diretti pacificamente verso le altura del Golan per un cessate il fuoco, le truppe israeliane hanno sparato sulla folla. La protesta di domenica passata coencideva con il 44° anniversario della guerra dei 6 giorni del 1947, o Naksa Day, quando Israele fece sue le alture del Golan dalla Siria. Supportata dalle immagini satellitari USA, Israele conquistò anche la striscia di Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme est e la penisola del Sinai. I soldati israeliani saccheggiarono negozi e magazzini. Mentre alla Croce Rossa fu negata l'entrata nella zona di guerra, centinaia di abitazioni furono rase al suolo.
Gli Stati Uniti sarebbero dovuti stare spalla a spalla con le popolazioni inermi palestinesi, specie per quello che fu nella guerra dei 6 giorni. Quando la nave "Israele Mirages" attaccò " l'imbarcazione USA "Liberty". La nave fu sottoposta a ripetuti attacchi, inclusi alcuni con Napalm, missili da imbarcazioni Torpedo, e raffiche di mitra con proiettilli 20 - 40 mm. 34 militari USA perirono, 170 furono gravemente feriti. Nonostante Israele avesse ammesso l'attacco dovuto ad un errore, confondendo il nemico con gli USA, la "Liberty" era chiaramente in acque internazionali. Molti superstiti e familiari delle vittime non hanno creduto a questa versione. Il Congresso non ha mai investigato sull'accaduto e il presidente Lyndon Johnson accettò le spiegazioni di Israele.
Questi eventi e le decisioni in politica estera, sostenute o incoraggiate, dagli Stati Uniti, si indirizzano verso la teoria del Caos. Quest'ultima si basa sull'imprevedibilità, proponendo una visione irregolare ed incomprensibile delle leggi di natura. Per spiegarci, le mosse economiche e politiche degli USA a livello internazionale riflettono la teoria del Caos. 20 anni dopo Reagan non c'è ancora una politica omogenea e coerente in medio oriente ed Asia. Il cambiamento è inevitabile, ma è importante chiedersi "Che tipo di cambiamento?" e "Quale impatto avrà a corto e lungo termine?" La risposta USA sembra essere più massacri e più bombe....... E lo scandalo continua!!!!! maremmacinghialaaaaaaaaaaaa
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Tuesday, May 31, 2011
Tra Osama ed Obama una vita da pecora
Il tonfo sonoro di Berlusconi nelle ultimissime elezioni amministrative porterà davvero quel cambiamento importante e decisivo, assolutamente necessario per l'Italia? E' un pò come credere che con la morte (?) di Bin Laden vivremo in un mondo migliore, si ma migliore per chi? Siamo nell'era dei lavaggi del cervello che si materializzano ogni giorno intorno a noi: si va dall'iphone che ci permette di fare giochini idioti, quando andiamo al lavoro in treno, in auto o in bus, mentre fuori scorre un mondo di cui ignoriamo l'esistenza, per passare ai videogame direttamente davanti alla poltrona di casa, dove lo scopo finale è eliminare il nemico numero uno, il mostro, per completare il livello (esatta riproduzione della guerra al terrorismo), si puo concludere con qualche ora davanti alla tv giusto per informarsi di quello che ci vogliono fare sapere in maniera parziale e spesso del tutto inattendibile, oppure qualche ora su Facebook giusto per postare che ci è spuntato il primo capello bianco o la vicina di casa tiene la radio troppo alta (informazioni fondamentali).
Non ha importanza sapere che Obama stringe la mano ad un assassino psicopatico come Netanyahu, mentre con l'altra firma ulteriori concessioni ad alcune compagnie petrolifere per trivellare allegramente in cerca di oro nero, cancellando il ricordo e le ferite ancora aperte del disastro nel golfo del Messico ad opera della BP. Le politiche mondiali sono ancora lanciate verso lo sfruttamento di qualsiasi tipo di risorsa, la cementificazione selvaggia, l'arricchimento di pochi eletti a scapito dei molti, lasciati a marcire con il loro giochino sul telefonino (quando va bene), gli articoli non scritti che si dimenticano di realtà in guerra, in lotta, oppresse e piene di rabbia. Tutto questo non esiste in una società di lobotomizzati, ignoranti, di un popolino davvero ai minimi termini, immagine e somiglianza di una classe politica gretta, cialtrona e superflua.
Noi riportiamo un articolo che ci coinvolge in primo piano come paese Italia, che tratta del problema delle migrazioni, altra piaga irrisolta che troppo spesso si trasforma in egoismo da cortile, urlato in qualche piazza per fomentare un folla di pecore ammaestrate.
Tratto dal sito www.ipsnotizie.it
FIRENZE, 21 maggio 2011 (IPS) - Quaranta milioni di persone sono state costrette ad abbandonare forse per sempre la propria casa e la propria terra a causa dei disastri ambientali in gran parte dovuti ai cambiamenti climatici. E questo solo nel 2010.
“Il numero è impressionante, specialmente se si guarda alle stime fornite dalle Nazioni Unite, che risultano oggi nettamente in difetto,” ha dichiarato a IPS Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale di Legambiente.
Il dossier di Legambiente si basa sui dati raccolti da Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), IPCC e Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che nel solo 2010 hanno registrato 40 milioni di rifugiati ambientali. “Le previsioni di queste stesse organizzazioni parlavano di una media di sei milioni l’anno, siamo andati ben oltre”, ha detto Gubbiotti.
Secondo lo studio - presentato in occasione dell’ottava edizione di Terra Futura che si è aperta ieri a Firenze nella Fortezza da Basso - il 98 per cento degli ecoprofughi fugge dai paesi in via di sviluppo dove più gravi sono gli effetti dei mutamenti climatici. Di questi, ben l’80 per cento non riesce ad allontanarsi molto dalla propria terra, migrano verso paesi limitrofi. Ed è forse la ragione per cui restano per lo più invisibili in questa parte di mondo.
Secondo Gubbiotti “Non hanno le forze né i mezzi per andare altrove. Fra loro ci sono coloro che hanno perso tutto e si spostano per sopravvivere, ma non possono andare lontano. I numeri reali di persone che migrano verso altri paesi in via di sviluppo superano di gran lunga lo spettro della ‘invasione’ legata ai flussi migratori, paventato da noi in Italia e in Europa”.
Sono persone che avevano già pochissimo e che perdono qualunque possibilità di lavorare la terra e di accedere all’acqua, quindi di nutrirsi, per le conseguenze dei mutamenti climatici. I dati del 2008 parlavano di 20 milioni di profughi fuggiti da alluvioni, desertificazione e fenomeni atmosferici estremi.
I profughi in fuga da guerra e violenze sono invece 4,6 milioni.
A pagare il prezzo più alto sono le donne delle comunità più povere, come riporta uno studio recente della London School of Economics. “Le donne, che nelle comunità più povere si fanno carico di tutto, sono le prime vittime dei disastri ambientali, con un rapporto di tre a uno rispetto agli uomini”. Ma il fenomeno non riguarda solamente i paesi più poveri. “Nessun paese è ormai completamente esente da questi disastri”, ha precisato Gubbiotti.
In Cina i morti sono stati oltre tremila, oltre mille i dispersi e quasi 200 milioni le persone colpite dagli effetti delle inondazioni. Almeno 15 milioni gli sfollati e evacuati in massa. “New Orleans ha dimostrato come anche nei paesi più industrializzati e attrezzati come gli Stati Uniti a pagare il prezzo più alto sono i territori e le comunità più povere”.
Manca invece qualunque informazione su quali saranno le conseguenze a lungo termine dei danni provocati dalla terribile combinazione di terremoto, tsunami e disastro nucleare in Giappone. Secondo Gubbiotti, “Manca qualunque tipo di previsione su fenomeni nuovi dove si incontrano fragilità del territorio e fenomeni indipendenti, come Fukushima appunto, che potrebbero compromettere per sempre il futuro di quei territori”.
Il numero di persone costrette ad abbandonare quei territori sarà enorme ed è prevedibilmente destinato a crescere. “E’ necessario che si prenda atto che certi fenomeni sono inevitabili, piuttosto che tentare di evitarli bisogna affrontarli”.
Le soluzioni proposte da Legambiente vanno nella direzione del riconoscimento giuridico dello status di rifugiati per i profughi ambientali, che al momento non esiste, nonostante il numero di profughi ambientali abbia superato di molto quello di coloro che fuggono da guerre e violenze. “Nella maggior parte dei casi i disastri ambientali provocano danni non reversibili, è quindi impossibile per coloro che fuggono pensare di tornare a casa. Il diritto di asilo andrebbe garantito”.
L’altro punto fondamentale è una politica di cooperazione internazionale più seria, che sia realmente integrata nella politica estera e orientata alla gestione dei processi di sviluppo prima che le fragilità ambientali ed economiche si trasformino in emergenza.© IPS (FINE/2011)
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Wednesday, April 13, 2011
In petrolio we trust
In Libia l'intervento umanitario per salvare i pozzi di petrolio con le sterili promesse di non coinvolgere i civili, ma addirittura di proteggerli, si sta rivelando l'ennesima bufala. La gente è oramai immune dalle falsità e assolutamente abituata a convivere con un sistema informativo che mente ogni giorno, abile, simultaneamente, a distrarre con la stessa velocità e la stessa frequenza. Difatti i morti civili in Libia ci sono, ed aumentano giorno dopo giorno. Almeno 13 persone sono state uccise in un raid aereo della Nato,nella zona di Brega. L'UNICEF chiede l'immediato cessate il fuoco a Misurata dove l'aumento di decessi infantili e la scarsità di cure sono alla base di questa situazione. L'organizzazione internazionale riferisce che a Misurata sono stati uccisi anche bambini di 9 mesi, almeno 20 sono morti e molti di più sono rimasti feriti a causa di schegge di mortai e ferite da proiettili. Come dimenticare, del resto, le trionfalistiche parole di Obama di qualche giorno fa, che definiva la guerra....ops... Missione umanitaria, in Libia "un successo", forse il presidente si riferiva ai profitti del settore bellico USA, che non conoscono crisi.
Noam Chomsky, intelletuale, politologo, scrittore, nonche professore emerito di linguista al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e tra i maggiori critici delle politiche espansionistiche americane, non si è risparmiato nemmeno per questo intervento militare in Libia. Chomsky in una intervista al "Manifesto" dichiara: "L' attacco militare alla Libia da parte del triumvirato imperiale di Gran Bretagna, Francia e Stati uniti e dei riluttanti "volenterosi" non ha nulla di "umanitario". È una guerra, punto e basta. Le motivazioni addotte dai leader politici ed opinionisti per questo intervento invocando scopi "umanitari" è inesistente, perché ogni ricorso alla violenza militare viene da sempre giustificata, anche dai peggiori mostri come Hitler, per autoconvincersi della verità di quanto asseriscono. Basti pensare a Mussolini, quando invase l'Etiopia. I massacri della popolazione civile vennero vantati «per apportare I benefici della civilizzazione alla popolazione oppressa e l'apporto di un futuro meraviglioso». Questo sarebbe quello che chiamiamo umanitario? . ed ancora :"Un dittatore affidabile o clientelare non si tocca. Di fatto non c'è stata nessuna reazione né imposizione della no-fly zone da Washington quando la dittatura saudita è intervenuta solo venti giorni fa in Bahrein, massacrando la popolazione che insorgeva per le riforme. Il Bahrein è uno Stato fondamentale, geostrategico per gli Stati uniti. la tattica perseguita è sempre la stessa: per gli Stati uniti, quando il dittatore-cliente è nei guai lo si appoggia e lo si sostiene fino a quando è possibile. Quando non è piu possibile ecco che segue una pletora di dichiarazioni ispirati all'amore per la democrazia e dei diritti umani. Il tentativo ultimo è quello del salvataggio del regime del dittatore diventato scomodo. La casistica è noiosamente familiare: Duvalier, Marcos, Ceaucescu, Mobutu, Suharto ed oggi Tunisia ed Egitto. La Siria per ora non presenta alternative che possano far comodo agli obiettivi che stanno a cuore agli Stati uniti. In Yemen un intervento militare creerebbe maggiori problemi a Washington. Così tutti gli esercizi di violenza cui stiamo assistendo con massacri della popolazione in rivolta, sollecita soltanto pietose dichiarazioni in nome della «democrazia» e dei diritti umani. Per la Libia è prevedibile una spartizione del paese in due parti: una parte in mano agli insorti, ricca di riserve petrolifere con giacimenti sul territorio ancora non sfruttato, fortemente dipendente dalle potenze imperiali dell'occidente; ed un'altra parte che resta con un Gheddafi depauperato del suo potere. E in una Libia di fatto più impoverita. Una volta assicurato il controllo dei pozzi petroliferi potremmo trovarci dinanzi ad un nuovo «emirato libico», quasi disabitato, protetto dall'Occidente e molto simile geostrategicamente al resto degli emirati del Golfo Persico".
Neil Clark, giornalista inglese, dalle colonne del "The Guardian" si chiede :" L'intervento in Yugoslavia del 1999 era necessario per fermare lo sterminio di Milosevic, il nuovo Hitler, ma le atrocità avvenivano sia sul fronte Yugoslavo che su quello Kosovaro appoggiato delle forze occidentali. In Iraq nel 2003 l'attacco andava lanciato contro Saddam Hussein, che poteva in 45 minuti attivare le famose Armi di Distruzione di Massa, sappiamo tutti, poi, rivelatesi un mucchio di fesserie". quindi si chiede Clark: " I nostri governanti ci hanno mentito sia nel 1999 che nel 2003 per giustificare i loro interventi umanitari, perchè non dovrebbero farlo anche in questo attacco alla Libia?". Se è davvero un intervento umanitario, perchè non si protegge il Bahrain o lo Yemen dove 45 civili che protestavano sono stati brutalmente uccisi?".
Alla faccia della crisi mondiale, il costo di gas e petrolio, ha subito una brusca impennata anche grazie a questo conflitto: appena un anno fa il petrolio era a circa 90 $ al barile e adesso è intorno ai 106 $, per non parlare del gas dove la speculazione, anche bellica, contribuirà ad aumentarne il costo. L'effetto domino rischia di colpire il settore alimentare, che è quello strettamente connesso con le fonti energetiche. Secondo la FAO i paesi arabi teatro delle rivolte, sono a rischio crisi alimentare, sopratutto per i cereali. Rispetto ad un anno fa, sempre da fonti FAO, il prezzo dei generi alimentari registra un + 27%, con conseguenze negative per i meno abbienti, per i mercati di tutto il mondo, specialmente quelli che dipendono dalle importazioni. La guerra in Libia, fino al 30 marzo, è costata 550 milioni di dollari all'amministrazione Obama, con una stima di circa altri 40 milioni fino alla metà di aprile, l'Italia solo nella prima settimana di guerra ha già speso 12 milioni di euro, ogni uscita di un jet tornado costa 300.000 euro, un missile 2 milioni di euro.
Soldi di tutti bruciati per gli interessi ed i vantaggi di pochi, gente che non si indigna ma che addirittua definisce "necessaria" o "un successo" l'aver speso milioni di dollari/euro in armi di distruzione invece che in welfare, scuole, progetti di sostegno per le classi meno agiate, inteventi per aiutare le imprese a riprendersi da una crisi che assomiglia sempre di più ad un veleno iniettato volontariamente da quegli organi di potere che hanno tutto da guadagnarci nella disperazione e nell'indigenza di intere classi sociali. Non fatevi ingannare dalle parole, siamo in un tempo in cui la parola "terrorista" si adatta sempre di più per chi combatte contro dei torti subiti e non accetta delle regole mutate in "soprusi feudali", mentre le parole "umanitario e sostegno" danno il via libera a grappoli di bombe, e di morti innocenti. Questo è il presente, il nostro presente, non molto diverso dal passato, proiettato in un futuro di ulteriori ingiustizie, ulteriori morti "umanitarie" ed altre assurdità, dove chi non combatte, chi non boicotta, chi rimane totalmente passivo sarà un complice silenzioso ed asservito......maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Noam Chomsky, intelletuale, politologo, scrittore, nonche professore emerito di linguista al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e tra i maggiori critici delle politiche espansionistiche americane, non si è risparmiato nemmeno per questo intervento militare in Libia. Chomsky in una intervista al "Manifesto" dichiara: "L' attacco militare alla Libia da parte del triumvirato imperiale di Gran Bretagna, Francia e Stati uniti e dei riluttanti "volenterosi" non ha nulla di "umanitario". È una guerra, punto e basta. Le motivazioni addotte dai leader politici ed opinionisti per questo intervento invocando scopi "umanitari" è inesistente, perché ogni ricorso alla violenza militare viene da sempre giustificata, anche dai peggiori mostri come Hitler, per autoconvincersi della verità di quanto asseriscono. Basti pensare a Mussolini, quando invase l'Etiopia. I massacri della popolazione civile vennero vantati «per apportare I benefici della civilizzazione alla popolazione oppressa e l'apporto di un futuro meraviglioso». Questo sarebbe quello che chiamiamo umanitario? . ed ancora :"Un dittatore affidabile o clientelare non si tocca. Di fatto non c'è stata nessuna reazione né imposizione della no-fly zone da Washington quando la dittatura saudita è intervenuta solo venti giorni fa in Bahrein, massacrando la popolazione che insorgeva per le riforme. Il Bahrein è uno Stato fondamentale, geostrategico per gli Stati uniti. la tattica perseguita è sempre la stessa: per gli Stati uniti, quando il dittatore-cliente è nei guai lo si appoggia e lo si sostiene fino a quando è possibile. Quando non è piu possibile ecco che segue una pletora di dichiarazioni ispirati all'amore per la democrazia e dei diritti umani. Il tentativo ultimo è quello del salvataggio del regime del dittatore diventato scomodo. La casistica è noiosamente familiare: Duvalier, Marcos, Ceaucescu, Mobutu, Suharto ed oggi Tunisia ed Egitto. La Siria per ora non presenta alternative che possano far comodo agli obiettivi che stanno a cuore agli Stati uniti. In Yemen un intervento militare creerebbe maggiori problemi a Washington. Così tutti gli esercizi di violenza cui stiamo assistendo con massacri della popolazione in rivolta, sollecita soltanto pietose dichiarazioni in nome della «democrazia» e dei diritti umani. Per la Libia è prevedibile una spartizione del paese in due parti: una parte in mano agli insorti, ricca di riserve petrolifere con giacimenti sul territorio ancora non sfruttato, fortemente dipendente dalle potenze imperiali dell'occidente; ed un'altra parte che resta con un Gheddafi depauperato del suo potere. E in una Libia di fatto più impoverita. Una volta assicurato il controllo dei pozzi petroliferi potremmo trovarci dinanzi ad un nuovo «emirato libico», quasi disabitato, protetto dall'Occidente e molto simile geostrategicamente al resto degli emirati del Golfo Persico".
Neil Clark, giornalista inglese, dalle colonne del "The Guardian" si chiede :" L'intervento in Yugoslavia del 1999 era necessario per fermare lo sterminio di Milosevic, il nuovo Hitler, ma le atrocità avvenivano sia sul fronte Yugoslavo che su quello Kosovaro appoggiato delle forze occidentali. In Iraq nel 2003 l'attacco andava lanciato contro Saddam Hussein, che poteva in 45 minuti attivare le famose Armi di Distruzione di Massa, sappiamo tutti, poi, rivelatesi un mucchio di fesserie". quindi si chiede Clark: " I nostri governanti ci hanno mentito sia nel 1999 che nel 2003 per giustificare i loro interventi umanitari, perchè non dovrebbero farlo anche in questo attacco alla Libia?". Se è davvero un intervento umanitario, perchè non si protegge il Bahrain o lo Yemen dove 45 civili che protestavano sono stati brutalmente uccisi?".
Alla faccia della crisi mondiale, il costo di gas e petrolio, ha subito una brusca impennata anche grazie a questo conflitto: appena un anno fa il petrolio era a circa 90 $ al barile e adesso è intorno ai 106 $, per non parlare del gas dove la speculazione, anche bellica, contribuirà ad aumentarne il costo. L'effetto domino rischia di colpire il settore alimentare, che è quello strettamente connesso con le fonti energetiche. Secondo la FAO i paesi arabi teatro delle rivolte, sono a rischio crisi alimentare, sopratutto per i cereali. Rispetto ad un anno fa, sempre da fonti FAO, il prezzo dei generi alimentari registra un + 27%, con conseguenze negative per i meno abbienti, per i mercati di tutto il mondo, specialmente quelli che dipendono dalle importazioni. La guerra in Libia, fino al 30 marzo, è costata 550 milioni di dollari all'amministrazione Obama, con una stima di circa altri 40 milioni fino alla metà di aprile, l'Italia solo nella prima settimana di guerra ha già speso 12 milioni di euro, ogni uscita di un jet tornado costa 300.000 euro, un missile 2 milioni di euro.
Soldi di tutti bruciati per gli interessi ed i vantaggi di pochi, gente che non si indigna ma che addirittua definisce "necessaria" o "un successo" l'aver speso milioni di dollari/euro in armi di distruzione invece che in welfare, scuole, progetti di sostegno per le classi meno agiate, inteventi per aiutare le imprese a riprendersi da una crisi che assomiglia sempre di più ad un veleno iniettato volontariamente da quegli organi di potere che hanno tutto da guadagnarci nella disperazione e nell'indigenza di intere classi sociali. Non fatevi ingannare dalle parole, siamo in un tempo in cui la parola "terrorista" si adatta sempre di più per chi combatte contro dei torti subiti e non accetta delle regole mutate in "soprusi feudali", mentre le parole "umanitario e sostegno" danno il via libera a grappoli di bombe, e di morti innocenti. Questo è il presente, il nostro presente, non molto diverso dal passato, proiettato in un futuro di ulteriori ingiustizie, ulteriori morti "umanitarie" ed altre assurdità, dove chi non combatte, chi non boicotta, chi rimane totalmente passivo sarà un complice silenzioso ed asservito......maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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Sunday, February 20, 2011
Arab Fever
Non serve una laurea in geopolitica per comprendere il processo che sta portando numerosi paesi arabi a ribellarsi in massa contro i propri padroni, spesso fantocci delle politiche occidentali. Quello che sta accadendo, ma sopratutto il seguito di questa miccia accessa, che sta propagando il fuoco della rivoluzione dall'Algeria allo Yemen, passando per l'Egitto, la Libia ed altri Stati custodi del carburante per tante, troppe economie mondiali, può essere riassunto in un passaggio dell'articolo di Richard Falk per "Al Jazeera" intitolato "The Toxic Residue of Colonialism": " Washington è rispettoso del diritto dell'autodeterminazione dei popoli fino a che questo diritto converge nelle logiche e nelle strategie politico-economiche USA." Difatti l'uomo incaricato dagli emissari americani di traghettare l'Egitto del dopo Mubarak ad elezioni o a un qualche rimpasto di Governo è Omar Suleiman, figura chiave dell'intelligence egiziana. Suleiman è già presente nel libro nero di diverse organizzazioni umanitarie per aver utilizzato la tortura, contro "i nemici" del regime, durante la sua carriera sotto Mubarak. Come dimenticare, del resto, che proprio gli Stati Uniti hanno finanziato l'ex dittatore egiziano con miliardi di dollari dal 1979, circa due miliardi all'anno e che l'hanno sostenuto fino a poche settimane fa? Un ripensamento tanto repentino quanto sospetto.
La rivoluzione è un momento di lotta sacrosanto, per una rinascita che non può e non vuole più aspettare, ma c'è da stare in guardia e capire se l'onda d'urto del popolo riuscirà davvero a sdradicare un profondo sistema di dittatori, censure e torture per i quali l'occidente ha sempre chiuso un occhio. Economie, quelle arabe, spesso plasmate per accogliere turisti del tutto compreso, basi militari, trivelle succhia petrolio e qualche gruppo di fondamentalisti, giusto per avere una scusa in caso di qualche bomba di troppo. In Tunisia l'attuale "nuovo" presidente ad interim è Fouad Mebazaa, già stato più volte ministro nel precedente governo di Ben Ali, durato 23 anni. Ed il popolo,difatti, non ci sta e chiede facce nuove.
Anche un piccolo stato, in rivolta, come il Bahrain, svolge un ruole chiave nelle politiche USA: nel paese infatti si trova una delle più importanti basi militari americane, che ospita 4200 soldati.
I compiti di questa base sono fondamentali: controllare le rotte marittime delle petroliere che entrano nel golfo, sostenere le operazioni in Afghanistan e contrastare un'eventuale minaccia iraniana. Gli USA sono tra due fuochi, quello pubblico di Nazione che sostiene i popoli che si battono contro regimi violenti ed oppressivi e quello privato, più pratico e cinico, di potenza che non può permettersi di perdere le sue postazioni di dominio e controllo economico nel Golfo Persico. Affari e petrolio, potere e torture, tutto insieme nel pentolone Bahrain dove, secondo "Amnesty International " e "Human Rights Watch", le incarcerazioni sommarie e gli abusi sui membri dell'opposizione, sciiti, sono continue e note ad i vari governi occidentali. Non solo gli USA fanno affari in questi territori: un articolo di qualche giorno fa, sul quotidiano inglese "The Independent" denunciava il Regno Unito per la vendita di armi a numerosi paesi arabi, tra cui le bombe a gas CS, cariche di demolizione, candelotti lacrimogeni e petardi thunderflash e, guarda caso tra gli altri, proprio ad un partner affidabile: il Bahrain. In Yemen si spara sulla folla inferocita. Qui il 40% della popolazione vive con meno di due dollari il giorno, un terzo dei bambini non ha mai visto una scuola, ma ci sono 50 milioni di pistole per 23 milioni di abitanti. Milioni di dollari rovesciati nel catino yemenita, soldi per scuole, ospedali, riforme, ma poi chi controlla se questi fiumi di denaro arrivano veramente a destinazione? Anche l'Italia fa la sua parte, come numerose associazioni per il disarmo ci raccontano: grosse forniture per il 2009: oltre 200.000 euro per 595 rivolltelle e pistole e 280.000 euro di munizioni e parti di armi. Tutto. , trattato come mero dato statistico, senza approfondire motivi di questa vendita e soprattutto senza chiarificare nelle mani di chi queste armi siano arrivate.
L'effetto domino si sta propagando, pedina dopo pedina, in paesi dove "non succederà nessuna rivolta" (dicevano i presunti esperti).
Rivolte che strappano via la maschere di ottuso buonismo di padroni che si rivelano per quello che sono: violenti criminali. La Libia con il suo leader posticcio, Gheddafi, che promette riforme, mentre i suoi uomini sparano sui manifestanti, mentre raid uccidono centinaia di persone. Giganti dai piedi di argilla, li vediamo vacillare, contorcersi cercando di sguainare ancora la spada del comando, mentre il popolo colpisce alle caviglie, questione di tempo ed il tonfo della caduta farà un frastuono assordante. Tutti i leader mondiali condannano, cercando di cancellare ogni traccia di recenti strette di mano, di foto sorridenti, di accordi economici che rafforzavano dittature e soprusi. La Libia è il 12° esportatore di petrolio mondiale, accoglie innumerevoli compagnie straniere: l'italiana ENI e Finmeccanica, la BP, la Exxon, tutte a sgomitare per la loro fetta di torta, mentre al popolo libico appena qualche briciola degli immensi introiti che entrano nelle casse del paese.
Il neo-colonialismo ha foraggiato questa povertà, questi squilibri tra ricchi e poveri: Marocco, disoccupazione al 20%, povertà al 22%, Giordania, povertà al 14%, corruzione e censure, stesse situazioni e stessi dati per Algeria, Tunisia, ed Arabia Saudita.
Solo uno Stato, seppure imposto con la forza brutale, continua a resistere: Israele, adesso un pò più solo, se il rovesciamento del potere egiziano sarà completo. Nonostante questo il 18 febbraio gli USA hanno posto il veto su una risoluzione delle Nazioni Unite che condannava Israele per aver continuato a costruire insediamenti a Gerusalemme Est e nei territori palestinesi.
Dove sono i terroristi? Dove sono gli estremisti che inneggiano alla guerra santa? Dove sono i Kamikaze? Queste rivoluzioni ci hanno mostrato solo giovani uniti, con la voglia di lottare per il loro futuro, giovani carichi di rabbia e la certezza di arrivare fino in fondo. I loro governanti, piuttosto, si sono improvvisamente tramutati da partner commerciali per il mondo opulento a pericolosi assassini con il grilletto facile, da condannare solo per salvare la faccia.
La lotta è appena cominciata, deve essere costante, incisiva, dal popolo e per il popolo arabo. Non sarà facile, da fuori ci proveranno in tutti i modi a conservare privilegi con radici profonde, a sostenere candidati amici e compiacenti a condannare come fondamentalisti e terroristi movimenti politici che avranno come unica colpa quella di non volersi piegare agli interessi dei vari padroni occidentali. C'è in gioco il futuro di un popolo, che deve rimanere unito, senza pericolosi settarismi religiosi o ideologici. Siamo davanti ad una potenziale rinascita, ad un messaggio che, anche grazie ad internet, raggiunge e raggiungerà tutti gli angoli del globo: la vera Rivoluzione è combattere per la giustizia, la vera Rivoluzione è unirsi per il bene comune, la vera Rivoluzione è in chiunque crede ancora nell'uomo valoroso ed eroico e non nel bieco denaro criminoso.......Maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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